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venerdì 5 settembre 2008

Tra tubi, dibattiti politici e opere pubbliche: ecco il consiglio comunale di Lentini dopo le ferie estive.


LENTINI - Primo consiglio comunale dopo le ferie estive per la Città di Lentini, c'è un nuovo consigliere comunale nella persona del giovane Saverio Bosco a sostituire il dimissionario Pippo Innoccenti. Subito dopo il giuramento di Bosco, prende la parola il consigliere Mazzili che esplicita la grave situazione dell'acquedotto di Lentini, soprattutto da un punto di vista tecnico in quanto responsabile del servizio Igiene Alimenti dell'ASL di Lentini. Il "debuttante" della serata prende la parola ringraziando chi l'ha aiutato nella sua elezione e chi nella sua non elezione di due anni fa. Per l'aiuto vero ha ringraziato particolarmente il gruppo della Sinistra Giovanile e l'ex consigliere Innoccenti, si è dimostrato molto disponibile nei confronti di tutti e si è dichiarato il rappresentante dei giovani nel massimo consesso civico lentinese chiedendo una ripartenza dell'attività amministrativa e consiliare attraverso il rinnovamento di idee. Le commissioni a lui assegnatoli sono la quarta (cultura, sport e problemi della gioventù) e la sesta (artigianato, lavoro ed economia). Altri interventi sono continuati parlando dei tubi dell'acquedotto leontino, con botta e risposta di giunta e consiglieri. Alla fine la deduzione del presidente Di Mari è che a Lentini non si capisce un tubo. A parte le battute per animare gli animi, alcuni consiglieri hanno richiesto di modificare l'ordine dei punti all'ordine del giorno, iniziando col dibattito politico-amministrativo, il consigliere Crisci debutta chiedendo chiarezza su alcune cose come la posizione del presidente del consiglio Di Mari e cercando di portare una giunta nuova puntando sulla qualità e non sui numeri in consiglio comunale, le larghe intese ci sono state in questo consiglio comunale come per l'approvazione del bilancio di previsione 2008. Il Sindaco si è difeso cercando il dialogo con tutte le forze in consiglio comunale per dare un futuro roseo alla città di Lentini. Pare che alla fine il clima sia apparso più sereno rispetto ad altre volte nella sala consiliare di Via Galliano. Infine è stato approvato il piano triennale delle opere pubbliche con una piccola modifica per miglioramenti in Via Etnea, anche questo approvato all'unanimità. Forse per l'amministrazione comunale e la città di Lentini sta davvero finendo l'estate e quindi si raffresca un po' il clima...vedremo in autunno...

giovedì 4 settembre 2008

Sondaggio concluso. Commentiamo i risultati col sindaco Mangiameli.


LENTINI - Si è chiuso il nostro sondaggio sulla valutazione della cittadinanza sull'esperienza amministrativa del Sindaco Mangiameli. Ecco i risultati:
  • SI: 42%
  • Si col Centro-Sinistra: 16%
  • Si con l'UDC: 11%
  • NO: 31%
Commentiamo questi risultati direttamente col Sindaco di Lentini, Alfio Mangiameli. C'è stato un netto 42% dei voti che ha votato un SI a suo favore a prescindere dallo schieramento politico, un 16% vuole che lei continui la sua esperienza solo col centro-sinistra e un misero 11% preferisce che continui a fare il Sindaco di Lentini con l'UDC. Solo il 31% dei votanti vorrebbe tornare a votare e che Alfio Mangiameli non faccia più il sindaco di Lentini. Singnor Sindaco, come commenta questi risultati? Questi dati sono chiari, quasi il 70% vuole che continui l'attività amministrative, i cittadini conoscono questi due anni. Ci sono state vicende giudiziarie, amministrative e politiche. C'è chi dice negative e chi positive, ma con umiltà abbiamo lavorato dando strumenti adatti alla città garantendo ordinaria amministrazione con un po' di deficit di amministrazione straordinaria per via di alcune vicende giudiziarie. Finite le ferie estive, dobbiamo migliorare lo sviluppo economico creando occupazione. Non sono cose che nascono da un momento all'altro, ma bisogna programmare. Fra tre anni i cittadini valuteranno.
Estate di Comunicati Stampa del suo e di altri partiti: che chi chiede azzeramento della giunta, chi rimpasti, chi azzeramenti del programma. Lei come provedderà a questo? L'On. Bonomo che parla di azzeramento del programma, non conosce come si amministra. Il suo ruolo è quello di aiutare le amministrazioni della provincia di Siracusa, in quanto Deputato all'ARS. I Comunicati non aiutano nè lui, nè me. I problemi del Partito si risolvono all'interno delle segreterie di Partito, egli contrasta l'attività amministrativa di un componente del suo partito.
Si è parlato di azzeramento della giunta. Ci sarà? Assolutamente no, ci sarà un rimpasto perchè la giunta si azzera quando fallisce un progetto amministrativo e il fallimento non c'è stato, anzi si sono raggiunti obiettivi inaspettati.
Qualche mese fa si allargava all'UDC, adesso si allarga a qualche altro partito del centro-destra? C'è stato un confronto con gli altri partiti ma manterremo l'alleanza PD-SDI-UDC perchè l'UDC ci ha sempre sostenuto in consiglio comunale e in giunta.
Obiettivi a breve termine dell'amministrazione Mangiameli? Progetto esecutivo di restituzione alla città dell'ex Lavatoio, collaudo dell'ex Pescheria, consegna dell'Arena S. Croce e l'ex AIAS sarà la sede della Consulta Giovanile e della Fondazione Pisano.

domenica 31 agosto 2008

Convocata la riunione del consiglio comunale di Lentini per il 4 settembre.


LENTINI - Il presidente del Consiglio Comunale di Lentini ha convocato per giovedì 4 settembre la riunione del consiglio comunale. All'ordine del giorno c'è il giuramento del neo consigliere comunale Saverio Bosco che subentra al dimissionario Pippo Innoccenti quindi la modifica di alcune commissioni consiliari permanenti. Inoltre ci sono il riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio e l'approvazione del piano triennale delle opere pubbliche (2008-2010), la richiesta dei Consiglieri Mirisola, Sferrazzo e Tocco inerente la valutazione politico - amministrativa in cui riversa la città e infine la denuncia alla procura della Repubblica dell'assessore Cillepi nei confronti dell'Ufficio Urbanistica del Comune.

sabato 30 agosto 2008

Democrazia, partecipazione e nuovi spazi di cittadinanza

Conversazione con Michele Gagliardo del Gruppo Abele di Torino

Giovani che trasformano le città

Incontro di preparazione al V° Campus di Montecatini

Alessio Bufalino – Presidente Consulta Giovanile

Michele Gagliardo – Gruppo Abele Torino

Mercoledì 3 settembre - Archivio storico comunale, ore 17

Intercettazioni a Romano Prodi. L'ex premier commenta: vengano pubblicate le mie telefonate e non a leggi ad personam.


No a leggi lampo sulle intercettazioni che limitino la libertà dei magistrati. Replica così l' ex presidente del Consiglio Romano Prodi alla polemica sollevata in seguito alla pubblicazione delle telefonate sul caso Siemens sul settimanale Panorama, conversazioni private dell’ex premier con uno dei suoi più stretti collaboratori Alessandro Ovi., intercettato dai magistrati di Bolzano che indagano sulla presunta tangente pagata dalla Siemens per ottenere l'acquisto dell'Italtel in cui Ovi appare come tramite per arrivare allora presidente del Consiglio Con una nota Prodi fa capire alla maggioranza che non solo non intende essere il capro espiatorio per la realizzazione di una legge varata in tempi brevi ma cosa ancora più rilevante di non essere contrario all’uso delle intercettazioni visto che si tratta di uno strumento prezioso per le indagini. "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l'inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama - afferma Prodi in una nota - non vorrei che l'artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo di dare vita nel tempo più breve possibile a una legge sulle intercettazioni che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che, in molti casi, si è dimostrato indispensabile per portare alla luce accadimenti o azioni utili a svolgimento delle funzioni che le sono proprie". "Da parte mia - conclude l'ex Premier - non ho poi alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche". L’ex presidente del Consiglio mette dunque fine alla speculazione messa in campo dalla maggioranza e dallo stesso Berlusconi, che, dopo la pubblicazione di Panorama, invitavano “ad agire subito per evitare altri abusi”. In verità dietro una finta solidarietà, si cela bensì l’interesse a realizzare quanto prima una legge che di fatto possa privare i magistrati di uno strumento utile, quale quello delle intercettazioni, e che nel corso degli anni, ha contribuito a risolvere molti casi, che altrimenti sarebbero rimasti irrisolti. Nel giungo scorso infatti l’attuale governo, per tutelare ancora una volta e ancora di più gli interessi del premier Berlusconi, ha dato il via libera al disegno di legge sulle intercettazioni per limitarne l’uso e per mettere il bavaglio alla stampa prevedendo anche il carcere in caso di pubblicazione. Le polemiche relative alle intercettazioni riguardanti Prodi, hanno raggiunto il segretario del PD, Walter Veltroni a Denver, dove si trova per la convetion dei Democratici americani. Veltroni ha subito sottolineato che "la dichiarazione di solidarietà del presidente del Consiglio a Romano Prodi è un esercizio non utile, e sarebbe bastato che i giornali di sua proprietà non pubblicassero quelle intercettazioni". Una solidarietà, precisa, che appare evidentemente falsa e non ispirata a principi e pensieri reali". Per Veltroni la questione è anche più complicata se si pensa al conflitto di interessi che riguarda lo stesso Berlusconi: "Già questa cosa in un paese come questo sarebbe inimmaginabile, pubblicano intercettazioni telefoniche contro uno degli esponenti dello schieramento avverso, l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi". Se qualcuno pensa di utilizzare questa vicenda per impedire alla magistratura italiana di fare tutto intero il suo lavoro - ha concluso Veltroni - si sbaglia e si sbaglia di grosso". Nel caso dell’ex presidente del Consiglio si tratta di un vero e proprio attacco, di una montatura. Tra l’altro come osserva la senatrice PD Marina Magistrelli “in quelle intercettazioni non c'è nulla. Solo dialoghi tra Prodi e alcune delle decine di persone che avevano quotidianamente contatti con lui. Anzi, le intercettazioni contengono le prove dell'approccio legale e non preferenziale, che il Presidente del Consiglio aveva persino con gli amici". Anzi, per la Magistrelli, sono la dimostrazione che la destra ha paura anche solo dell’ombra di Prodi e ne è quasi ossessionata: “Hanno vinto le elezioni e governano con 120 parlamentari in più rispetto all'opposizione ma continuano ad avere l'ossessione dello statista Romano Prodi oggi, per sua scelta, fuori dalla politica italiana". Per Felice Casson, capogruppo Pd commissione Giustizia al Senato, invita a non "approfittare di strumentalizzazioni per eliminare un mezzo d’indagine fondamentale per le forze di polizia e per la magistratura. E’ politicamente e tecnicamente possibile salvaguardare contemporaneamente la privacy del cittadino, la libertà di stampa e le esigenze istruttorie". E ricorda, inoltre, che il PD a inizio legislatura, ha presentato "un disegno di legge che affronta le questioni relative alle indagini della magistratura, alla tutela della riservatezza delle persone e alla libertà di stampa, che, se approvato, garantirà l’equilibrio fra i citati interessi costituzionalmente protetti".

mercoledì 20 agosto 2008

FAMIGLIA CRISTIANA:"L'Italia corre il rischio del ritorno del Fascismo". Continua la battaglia del periodico paolino.


CITTÀ DEL VATICANO - Famiglia Cristiana paventa il rischio di un ritorno del fascismo in Italia. Ed è subito scontro con il governo. Il settimanale cattolico, in un editoriale firmato da Beppe del Colle, è tornato all'attacco dell'esecutivo citando un rapporto dell'organizzazione Esprit, augurandosi che «non sia vero il sospetto» che in Italia stia rinascendo il fascismo «sotto altre forme». Non si è fatta attendere la replica degli esponenti del governo: «Di fascista oggi in Italia ci sono soltanto i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle» ha replicato Carlo Giovanardi (Pdl), sottosegretario con delega per la Famiglia. «Per fortuna gli argomenti usati e le immagini evocate si squalificano da sole, mentre rimane il rammarico che un settimanale che entra in tutte le Parrocchie italiane tenti di coinvolgere una parte del mondo cattolico in una campagna connotata da pregiudizi e livore ideologico senza precedenti».

«TORNA ALLA MENTE FOTO DEL BIMBO EBREO DAVANTI AI NAZISTI»- Famiglia Cristiana, respingendo le accuse di «cattocomunismo» lanciate da esponenti del centrodestra, critica le misure varate dal governo in tema di sicurezza, soprattutto «la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom» e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, «come un simbolo», la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti ai nazisti delle famigerate Ss. «Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto che gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari. Sarà incredibile, ma è vero. Speriamo - conclude Famiglia Cristiana - che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo»

«CRITICHIAMO QUANDO CI SEMBRA GIUSTO» - «Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi eticamente irrinunciabili: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, "dico", diritti della famiglia; abbiamo condannato l'inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta», si legge nell'editoriale sul numero in edicola questa settimana. «Non siamo mai cambiati - aggiunge del Colle - nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l'attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo».

lunedì 11 agosto 2008

I Morti sul lavoro non vanno in vacanza.


Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non a causa della criminalità o di episodi violenti. E mentre il governo schiera l'esercito a presidio delle nostre città - che sono, anche a detta di autorevoli esponenti della destra, tra le più sicure d'Europa - sul fronte 'morti bianche' pensa addirittura di tornare indietro e scartare il testo unico della salute e la sicurezza sul lavoro portato avanti dal governo Prodi. Più di due vittime ogni giorno ma per Castelli i numeri sonog infiati!. Le agenzie del 6 agosto annunicano che un operaio nigeriano di 37 anni è morto in un incidente sul lavoro all'interno della ditta vitivinicola «San Gabriele» di Trebaseleghe (Padova). L'uomo si trovava sul tetto di un capannone quando, per motivi al vaglio dei carabinieri e dei tecnici dello Spisal è caduto da una altezza superiore ai 15 metri, morendo sul colpo. Muore anche un boscaiolo in Alto Adige. Due le vittime oggi per incidenti sul lavoro. A cadaveri acnora caldi il senatore della Lega Nord e sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli non trova di meglio che lanciarsi in un'accusa ai dati diffusi: "Le statistiche sulle morti sul lavoro che periodicamente ci vengono trasmesse sono fasulle. Soltanto in Italia si contano come morti sul lavoro, al fine di poter dare benefici assicurativi da parte dell'Inail, anche le morti che avvengono per incidenti stradali capitati mentre si va al lavoro o mentre si torna a casa dopo il lavoro. Morti che evidentemente nulla hanno a che vedere con la sicurezza in fabbrica". Il primo a replicargli è Achille Passoni: "Castelli si vergogni e chieda subito scusa a tutti coloro che hanno avuto un parente morto o offeso per cause di lavoro. Ripeto si vergogni di fronte all'Italia per queste sue parole assurde. Farebbe comodo pensare che si tratti di un delirio agostano, invece temiamo che queste affermazioni si inseriscano pienamente nella esplicita intenzione mostrata dal governo Berlusconi e dalla maggioranza tutta di ridurre progressivamente le tutele sul lavoro. Le parole di Castelli sono solo la logica prosecuzione della volontà dell'Esecutivo di aggredire il decreto sulla sicurezza, di non applicarlo e di cambiarlo, come già annunciato da Sacconi. Il senso del pudore di fronte ai terribili bollettini quotidiani imporrebbe altro profilo, altra serietà. Gli incidenti sul lavoro sono una piaga nazionale e chi fa finta di non vederli ne diventa corresponsabile". Cesare Damiano, viceministro del lavoro del governo ombra del PD bolla l'uscita del leghista come parole "pericolose e prive di fondamento, un vero attacco alle norme sulla sicurezza sul lavoro. Le statistiche fornite dall'Inail sono puntuali tant'è che il consuntivo sulle morti viene fornito soltanto ad un anno di distanza per evitare dati non veritieri. E' molto facile disaggregare le cause compresi i decessi relativi ai tragitti casa lavoro e viceversa. I dati forniti negli anni sono perciò sempre omogenei e consentono di evidenziare le tendenze in atto. Se nel 1963, anno del boom dell'economia, ci furono in totale oltre 4400 morti sul lavoro, nel 2006 le morti furono 1341, discese nell'anno successivo a 1210. Vale a dire 131 vite risparmiate anche grazie alle misure di lotta contro il lavoro nero, la precarietà e per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, varate dal governo Prodi. E' una tendenza positiva che deve essere potenziata, visto che la diminuzione non è ancora allineata alle richieste dell'Europa. Un solo decesso è sempre una tragedia, lo ricordi Castelli". I morti sul lavoro, infatti, sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi sulle strade otto volte più degli omicidi. A lanciare l'ennesimo allarme è stato il Censis, secondo il quale, tuttavia, "gran parte dell'attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità". Nel 2007, sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 per infortuni 'stradali', ovvero lungo il tragitto casa-lavoro ('in itinere') o in strada durante l'esercizio dell'attività lavorativa. L'Italia, avverte il Censis, è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005). I numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali. Nel 2006, in Italia, i decessi sulle strade sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091). Gli altri Paesi hanno fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle strade. Nel 1995 la Germania era 'maglia nera' in Europa, con 9.454 morti in incidenti stradali, ridotti a 7.503 già nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. In Francia, si è passati dagli 8.892 morti sulle strade nel 1995 agli 8.079 nel 2000, per poi registrare un ulteriore calo. La riduzione in Italia c'è stata (i morti erano 7.020 nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), ma non in maniera così rapida, sottolinea il Censis, tanto da diventare il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade. Mentre se si guarda agli omicidi, in Italia continuano a diminuire. In base ai dati delle fonti ufficiali disponibili elaborati dal Censis, sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (-36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000). Anche rispetto alle grandi capitali europee, nelle città italiane si registra un numero minore di omicidi. Nel 2006 a Roma si sono contati 30 casi, quasi come Parigi (29 omicidi, ma erano 102 nel 1995), 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra, che aveva toccato la punta massima (212 omicidi) nel 2003. "Gran parte dell'impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall'obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti", osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati. "Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale - spiega - e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così". Secondo il viceministro del Lavoro del Governo ombra del PD Cesare Damiano. “la notazione del Censis impone a tutti di non abbassare la guardia su questo argomento fondamentale, che spesso ci viene ricordato dal Presidente della Repubblica”. “L’ultimo dato ufficiale dell’Inail relativo al 2007, in attesa di un consuntivo definitivo, ci dice che in quell’anno i morti sono stati 1210, in calo rispetto ai 1341 dell’anno precedente. Se si considera l’andamento storico delle morti sul lavoro e si risale agli anni ‘60, quelli del boom economico, che registravano all’inizio del decennio oltre 4000 morti sul lavoro ogni anno, si capisce quali sono stati gli enormi progressi compiuti. Ma tutto questo non basta né ci può consolare, perché anche un solo decesso sul lavoro costituisce una tragedia per una famiglia, per una comunità aziendale e per un territorio. Inoltre, il livello di discesa registrato in Italia non tiene ancora il passo con le indicazioni europee. I migliori risultati raggiunti sono comunque dovuti allo sforzo compiuto in questi anni nella lotta contro il lavoro nero e la precarietà e anche grazie alle nuove norme contenute nel testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per questo motivo queste legge vanno difese e applicate integralmente e mi attendo dal governo, come richiesto da un ordine del giorno votato da tutto il Parlamento, il varo del decreto sui lavori usuranti che può consentire a chi svolge un’attività faticosa di andare prima in pensione, diminuendo anche in questo modo il rischio di infortuni”. Ma se i dati che fornisce il Censis si riferiscono al 2007, nell'anno corrente la situazione non è certo migliorata, anzi. Lo fanno notare i senatori del PD e membri della commissione Lavoro a Palazzo Madama Achille Passoni e Paolo Nerozzi. "Fino ad adesso - dicono - un morto al giorno. Il primo del mese un autista è stato schiacciato dal suo stesso camion a Castelmaggiore mentre un operaio a Catanzaro moriva cadendo da un tetto in costruzione. Sabato un ragazzo di appena 30 anni veniva schiacciato da una macchina industriale nel napoletano e oggi (lunedì 4 agosto, ndr) un altro operaio è morto a Treviso mentre un suo collega in queste ore combatte una battaglia per tornare a casa dalla sua famiglia". "Dall'inizio dell'anno ad oggi - proseguono - questo bilancio tragico racconta di 624 persone morte per il solo fatto di esser andati a lavorare. Tutto questo è vergognoso. Il ministro Sacconi prenda atto della Dichiarazione sulla sicurezza e salute sul lavoro di Seul che vuole la prevenzione come parte integrante delle attività di lavoro, perché alti standard di sicurezza migliorano la produttività e di lavorare insieme affinché quanto prima venga attuato in ogni sua parte il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, evitando inutili discussioni su metodologie di approccio 'formale' o 'sostanziale' quando si parla della vita dei lavoratori".

domenica 10 agosto 2008

Salvare Alitalia? Forse, a settembre.


La saga Alitalia sta assumendo le dimensioni della farsa. Sembra che al governo delle migliaia di famiglie che da mesi vivono con il fiato sospeso per le sorti della compagnia di bandiera non interessi proprio nulla. Dopo aver cinicamente bloccato in campagna elettorale l’unica soluzione concreta che aveva preso forma, costringendo di fatto Air France ad abbandonare ogni tipo di trattativa, oggi la situazione è più confusa che mai, nonostante i ripetuti annunci fatti da vari esponenti del governo. La sostanza comunque è chiara: le “cordate” sventolate a marzo e aprile sono rimaste dei sogni irrealizzati e le soluzioni oggi percorribili sono molto più ridimensionate rispetto a quella di Air France, che prevedeva circa 2.000 –contro una cifra probabilmente triplicata, oggi si va dai 5.000 ai 7.000 esuberi – ed un piano di rilancio industriale. E quali sono le prospettive a oltre tre mesi dalle elezioni? Il governo è confuso e spaccato. Berlusconi annuncia il miracolo e parla di soluzione pronta, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito parla invece di uno o due mesi precisando che “da un punto di vista formale non ci sono elementi di novità rispetto alla passata audizione del ministro Tremonti il 25 giugno”. E il titolare dell’Economia Giulio Tremonti decide di non presentarsi per riferire alla Camera, “in assenza di rilevanti novità”. Parlerà, ha annunciato Vito, il 10 settembre davanti alle commissioni Trasporti e Bilancio di Montecitorio. Un’irresponsabilità che lascia sconcertato Pier Luigi Bersani, il ministro ombra del Partito democratico per l'Economia, per il quale il governo sta dimostrando "disprezzo per il Parlamento nella gestione della questione di Alitalia. Parla Vito mentre avremmo voluto ascoltare il ministro azionista (Tremonti) o il ministro dello Sviluppo Economico. Insomma qualcuno titolato a decidere. Dopo le elezioni non abbiamo ancora sentito una volta l'azionista di Alitalia, che venga a dirci cosa intende fare". E il 7 agosto Berlusconi da Napoli rivendica di aver salvato al compagnia dal piano parigino che secondo lui prevedeva 7.000 esuberi. Bersani non ci sta: "E' una menzogna. Air France prevedeva solo 2150 esuberi. Alla ricerca di un atterraggio politicamente e sindacalmente morbido si continua a far circolare la leggenda dei 7000 esuberi del piano Air France". Mentre il senatore Enrico Morando parla di farsa: "Il presidente del Consiglio in decine di dichiarazioni ha sempre sostenuto che la soluzione per Alitalia era pronta. Ora il ministro Vito viene in commissione a dirci che la soluzione sarà comunicata tra un mese o due. Bisogna che si mettano d'accordo nel governo per evitare che da una tragedia qual'è la vicenda Alitalia passi alla farsa". Insomma troppe indiscrezioni e mai una parola definitiva o "una notizia realistica. Servono invece risposte". Soprattutto alle otto domande poste da Morando durante i lavori delle commissioni. 1) E' vero o no - aveva chiesto Morando- che il piano di Banca Intesa ha bisogno di rilevanti modifiche della legge Marzano? 2) E' vero o no che il piano di Banca Intesa, fondandosi su un integrazione con Air One, creerà un nuovo monopolio? 3)Se è così come potrà l'antitrust italiano o europeo non imporre la vendita di alcuni voli sulla tratta Roma-Milano? 4) Come potrebbe reggere la nuova compagnia che oggi guadagna solo su quella rotta? 5) Ed ancora sul tema esuberi: il piano Air france parlava di 2120 esuberi, e 3300 lavoratori in Az servizi Fintecna a cui per 5 anni la compagnia nuova avrebbe garantito la certezza del lavoro. Le indiscrezioni sul piano di Banca intesa parlano di 5000-8000 esuberi secchi. Dove questa ricostruzione è sbagliata? 6) E' vero o no che il piano di Banca Intesa non prevede un partnership con un player straniero? 7)Può esistere secondo governo una grande compagnia senza partership internazionale? 8)E se non può esistere, qual e' il player coinvolto nelle trattative"? Dal governo invece che riposte sono arrivate sparate propagandistiche, come quella di Silvio berlusconi. "Quanto aspetteremo per una soluzione? Non molto. Stiamo lavorando. Faremo un altro miracolo e regaleremo all'Italia una 'sua', profittevole, compagnia di bandiera". Ma non lo ha detto al parlamento, ne parla in un'intervista a Chi.

giovedì 7 agosto 2008

Bosco surroga Innoccenti.


Assumono i caratteri della protesta politica, le dimissioni del capogruppo del Partito Democratico Pippo Innocenti, critico verso l’amministrazione comunale e il sindaco Mangiameli. Quelle che prima sembravano dimissioni nate per motivi personali, adesso rappresentano l’inizio dell’ennesima crisi politica in seno al consiglio comunale di Lentini. Un fulmine a ciel sereno ha colpito la maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco Mangiameli, dopo giorni di incertezza è oramai chiaro che l’ex capogruppo del Partito Democratico di Lentini si è dimesso perché fortemente critico nei confronti del sindaco e della sua giunta. “è finito un rapporto che in realtà non c’è mai stato, mi aspettavo un cambiamento di rotta dopo le elezioni provinciali e invece si continua imperterriti a sbagliare, si balla sul titanic che affonda” questo è quanto dichiara l’ex capogruppo del PD Innocenti. A subentrare al suo posto sarà il giovane Saverio Bosco ex segretario della Sinistra Giovanile. Intanto negli ambienti della politica lentinese monta la curiosità in merito all’atteggiamento che terrà il giovane neo consigliere nei confronti del Sindaco e della maggioranza visti i trascorsi un po’ turbolenti con la maggioranza degli ex DS e PD. Infatti tra tutti gli episodi di contrapposizione va ricordata la mancata elezione nel 2006 di Bosco a causa di uno “strano” caso di omonimia , con la complicità dell’allora gruppo dirigente DS, che determinò l’annullamento di circa 50 voti e la conseguente mancata elezione dell’ex segretario della sinistra giovanile. Comunque, sicuramente le dimissioni di innocenti segnano una fase cruciale dell’attuale amministrazione comunale , si vedrà in questi giorni se Mangiameli cambierà passo o si avvierà verso brusche frenate, visto che Pippo Innoccenti ha preso la parola sulla questione delle sue dimissioni spiegandone le dimissioni. Nel frattempo il gruppo consiliare del PD ha eletto il nuovo capogruppo del Partito di Veltroni a Lentini nella persona di Ciro Greco, già capogruppo in questa legislatura della Margherita. In Agosto la politica va in ferie, a settembre vedremo risvolti sul nuovo assetto della politica lentinese.

Intervista all’ex consigliere e capogruppo del PD di Lentini Pippo Innocenti.



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