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martedì 9 settembre 2008

Scuola: OCSE rende bugiarda la Gelmini, la scuola elementare è di qualità non lo sono superiori ed università.


Per fortuna che c'è l'Ocse. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo sbugiarda il maestro unico della Gelmini. La scuola elementare italiana è una delle migliori al mondo, sostiene il rapporto che rapporta i paesi del mondo. Il problema? Non la disciplina, ma i bassi stipendi degli insegnanti.

L'Italia investe più della media Ocse negli alunni delle elementari ma perde poi terreno a livello di studi secondari e finisce nelle retrovie per le spese in licei e università. Alla boa dei 15 anni, gli studenti italiani si ritrovano così svantaggiati rispetto ai pari-età Ocse soprattutto nelle materie scientifiche e il loro rendimento misurato dall'indice P.i.s.a. È nettamente inferiore alle media ocse a 475 punti contro i 500 della media e i 563 dei primi della classe, i finlandesi. Sono queste alcune delle conclusioni del rapporto sulla scuola pubblicato a Parigi dall'Ocse.

Secondo i dati dell'organizzazione di Parigi, l'Italia spende 6.835 dollari per ogni suo alunno del ciclo primario contro una media Ocse di 6.252 dollari. A livello secondario il vantaggio tuttavia è già annullato con una spesa per studente pari a 7.648 dollari e una media Ocse di 7.804 dollari. Ma è al terzo gradino della scala educativa, che si produce il gap: a fronte di una media Ocse di 11.512 dollari, in Italia la spesa si assesta a 8.026 dollari. Un dato questo che tuttavia deve tener conto dell'anomalia Stati Uniti dove i prezzi delle università superano ampiamente i 20.000 dollari l'anno facendo dunque salire la media Ocse. In Italia, nota l'Ocse, i prezzi sono invece calmierati dal fatto che gli stanziamenti statali a favore delle università crescono solo modestamente e al tempo stesso gli atenei pubblici non possono aumentare oltre una certa soglia le rette che fanno pagare agli studenti. Un duplice trend che rischia di risultare in uno scadimento di lungo periodo dell'istruzione universitaria. Le cifre, prosegue l'Ocse, possono inoltre essere lette in diverse maniere. L'Italia infatti spende cumulativamente per ogni suo studente tra i 6 e i 15 anni 70.126 dollari, oltre 2mila in più della media Ocse di 67.895 dollari ma se si guarda all'incidenza delle spese in istruzione rispetto al pil, l'italia appare in netto ritardo. Mentre la media delle principali economie mondiali investe il 5,8% del pil nel proprio sistema scolastico, in italia questa percentuale scende al 4,7%. E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola nell'Ocse sono aumentati del 41%, in Italia l'incremento è rimasto contenuto al 12%.

A livello di stipendi pagati agli insegnanti, l'Italia offre remunerazioni relativamente basse al suo corpo docente. Lo stipendio di un maestro di scuola elementare con 15 anni di esperienza si assesta attorno ai 29.287 dollari, in sesta posizione nella classifica Ocse ma con un trend che preoccupa: gli stipendi infatti crescono ogni anno meno della media Ocse. Se tra il 1996 e il 2006 gli stipendi in Italia sono cresciuti dell'11%, nei paesi Ocse l'incremento medio è stato del 15%.

A sorpresa i docenti e gli istituti scolastici sembrano invece godere della fiducia dei genitori. Secondo le indagini Ocse, infatti, l'80% dei genitori degli studenti di 15 anni sono convinti che gli standard degli istituti seguiti dai figli siano buoni o molto buoni contro una media Ocse del 77%. Per quanto riguarda la formazione degli adulti, la percentuale di italiani di età compresa tra i 25 e i 34 che persegue o hanno completato studi terziari rimane ampiamente al di sotto della media euro: 17% contro il 33% Ocse. L'introduzione della laurea breve ha permesso all'Italia di raddoppiare la percentuale di quanto finiscono gli studi universitari, dal 19% al 39% contro una media Ocse del 37% ma l'Italia rimane indietro negli studi più brevi per la qualificazione professionale al lavoro.L'Italia inoltre continua ad avere il maggior numero di studenti che non terminano gli studi universitari: in Italia arriva alla laurea solo il 45% degli iscritti al primo anno contro una media Ocse del 69%. L'università italiana infine rimane una destinazione secondaria per gli studenti internazionali. Nel 2006, su un totale di 2,9 milioni di studenti stranieri che hanno scelto di trascorrere un anno di formazione all'estero, solo il 2% ha deciso di venire in Italia. A paragone il 20% è andato negli usa, il 9% in Germania e l'8% in Francia.

mercoledì 27 agosto 2008

Scuola - Libri: Rincari per oltre il 40%.


ROMA - La scuola tra poco riapre i battenti ma quest'anno saranno più sconfortati i genitori degli alunni. I prezzi dei libri, infatti, quest'anno hanno raggiunto nuove vette. Non bastano l'Antitrust e i tetti limite del ministero: sette scuole su dieci per il biennio superiore sfiorano i budget stabiliti. E i libri per le scuole medie costeranno il 20% in più rispetto al tetto previsto dai decreti ministeriali. Ma alcune famiglie dovranno spendere addirittura il 30-40% in più rispetto al 2007. E' la denuncia del Dipartimento Junior del Movimento difesa del cittadino che alle porte di settembre ha presentato l'indagine annuale sui costi dei testi per medie e superiori in quattro città italiane: Milano, Bologna, Roma e Palermo. "Abbiamo calcolato una spesa media di 1.500 euro per i 5 anni di un liceo classico e di 835 euro per un professionale" spiega Silvia Landi di Adiconsum "senza contare però la spesa per vocabolari e altre aggiunte". Previsioni che più o meno coincidono con la ricerca del Movimento difesa del Cittadino: a Roma uno studente del classico in cinque anni spende circa 2.100 euro, quindi 600 euro in più rispetto al tetto stabilito dal ministero. E da oggi, la Guardia di finanza ha avviato i controlli a tappeto nelle librerie di otto città per verificare l'adeguamento dei prezzi alle disposizioni dell'Antitrust.
I consigli per risparmiare. Visto l'aumento, l'unica soluzione è cercare di risparmiare. "La prima cosa è scovare i mercatini dell'usato: qui si può risparmiare anche il 30% e magari si riesce a vendere qualche libro vecchio" consigliano dall'Adiconsum. Altra cosa da fare, spiegano dall'associazione dei consumatori, è informarsi nelle scuole: per le famiglie con un reddito inferiore ai 15 mila euro ci sono delle agevolazioni economiche, come per i più meritevoli, che possono recuperare dei bonus da spendere in libri di testo. Anche per la Mdg Junior ci sono delle scorciatoie per abbattere il caro-libri. "Non comprate subito i testi - consiglia Rosi Battaglia, curatrice della ricerca - sopratutto per i primi anni delle medie e del biennio superiore, conviene aspettare che l'anno sia iniziato e controllare: primo, se i libri saranno effettivamente utilizzati e secondo, aspettare che il Ministero verifichi il tetto massimo di spesa". In più Battaglia ricorda che i libri si possono anche noleggiare, risparmiando anche fino al 50% in meno.
I rincari per le scuole medie. Il caro-libri peserà anche sulle scuole medie. Nelle secondarie inferiori pubbliche di Milano, Bologna, Roma e Palermo, nel 2008 tutte le scuole campione sfondano il tetto ministeriale di spesa, con aumenti dal 10% al 20%. In particolare, la differenza delle variazioni va dall'8-10% di Roma e Bologna, al 16% in più di Milano e al 20% in più di Palermo. Il conto può risultare ancora più salato se si considerano i costi dello scorso anno scolastico: per Mdc Junior c'è stato un incremento medio del budget per la dote libraria, sia per Palermo che Milano del 20%. Inoltre, bisogna calcolare e aggiungere il costo dei libri consigliati (come dizionari, atlanti e supporti cd rom) che, se non presenti già in casa, vanno a sommarsi alla consistente cifra di circa 580/630 euro a triennio, con somme a partire dagli 80 euro a singolo testo.

Aumenti per le scuole superiori. Anche per le superiori dal dossier emerge il dato che la maggior parte delle scuole - oltre il 50% - non è riuscita ad adeguare per tempo ai tetti di spesa ministeriale il costo complessivo dei testi in adozione. Sono, comunque, da segnalare dei miglioramenti rispetto allo scorso anno: in alcune scuole superiori a Palermo e Milano sono stati ampiamente rispettati i budget nei limiti prefissati dal ministero. Mentre permangono i casi eclatanti, come a Roma, dove a molti genitori capiterà di dover sborsare, per il quinquennio al liceo classico del proprio figlio, ben 2.100 euro, oltre 600 euro sopra il tetto stabilito dal ministero. Per quanto riguarda i licei scientifici, si nota un allineamento generale alla tabella di viale Trastevere, con una diminuzione delle forti escursioni dello scorso anno.
Gli istituti tecnici. Dai rilevamenti effettuati sugli istituti tecnici, rimangono grandi differenze da una città all'altra, ma si può invece notare, in generale, una forte diminuzione dei budget, soprattutto rispetto allo scorso anno. Tutti i campioni rilevati da Mdc Junior superano il tetto di spesa ministeriale, ma rimangono entro il 10% di aumento, tranne l'eccezione di Milano, con quasi 300 euro in meno rispetto alle indicazioni. Valutando poi i costi del biennio comune a tutti gli indirizzi, in media 7 scuole su 10 non rientrano nei parametri di legge con variazioni dal 4 al 23% in più. Anche se appare, finalmente, qualche scuola virtuosa: il biennio tecnico a Milano che può delinearsi a quota 287 euro, contro i 460 euro del tetto ministeriale e quasi la metà di Roma e Palermo per lo stesso indirizzo, o come il ginnasio classico palermitano che risparmia oltre 200 euro rispetto al budget previsto.

lunedì 25 agosto 2008

Scontro sui prof del Sud, Gelmini frena ma non sul sud.


ROMA — Le scuole del Sud e la Gelmini. Ogni volta che il ministro tocca l'argomento è polemica. Ma lei insiste. L'ultima battuta: «Nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell'istruzione », ha provocato una sollevazione anche tra le file della sua maggioranza.

«Non ho mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola italiana. È un'idiozia. Esistono docenti bravi in Lombardia e in Sicilia — si difende la Gelmini —. Io mi riferivo alle scuole, non agli insegnanti, sono due cose diverse». La qualità dell'istruzione che intende il ministro è quella valutata dai test triennali Ocse Pisa (matematica, scienze, comprensione del testo), riservati a un campione di quindicenni dei Paesi sviluppati. Un vero incubo per i recenti inquilini di viale Trastevere, visto che finiamo più o meno agli ultimi posti. «Per colpa di alcune scuole del Sud e in misura minore anche al Nord», ricorda la Gelmini in ansia per l'approssimarsi della prossima sfida.

È nata così l'idea di corsi riservati ai professori delle scuole del meridione. Non per insegnare il mestiere di insegnante a chi lo sa fare, ma per trasformare i docenti in coacher nel gioco dei test a risposta multipla e migliorare così le prestazioni dei nostri ragazzi che in materia di quiz non brillano anche per mancanza di pratica. L'idea sarebbe quella di utilizzare gli eserciziari dell'Ocse Pisa. Ma la polemica è esplosa ugualmente.

Protesta la Sicilia. Per il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, alleato del Pdl «è assai grave che ci si esprima in questi termini "razzisti" parlando di uomini e donne del Sud. Non è necessario scomodare la storia o la letteratura per trovare, tra i meridionali, figure di straordinario rigore etico ed enorme valore morale e intellettuale ». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dà ragione alla Gelmini: «Ci sono scuole eccellenti sia al Nord che al Sud e lo stesso vale per le pessime. Non mi sfugge, però, la realtà di una scuola al Sud che ha più difficoltà ». Per Maurizio Lupi (Pdl), «la sinistra strumentalizza le parole del ministro Gelmini, che da mesi sta lavorando per rendere funzionale un sistema palesemente inefficiente>>

Tutto il Pd attacca il ministro. «Le dichiarazioni che il ministro Gelmini si è affrettata a ritrattare con la formula di rito che si usa quando ci si accorge di averla fatta grossa, è preoccupante perché rivela le intenzioni reali di questo governo». A parlare è Maria Pia Garavaglia, senatrice del Pd e ministro ombra dell'Istruzione.
La scuola italiana ha numerosi problemi perchè non vengono investiti adeguati fondi e la politica per spot del Ministro Gelmini non da sicuramente frutti concreti. Per la scuola italiana ci vuole una Legge Quadro Nazionale per il diritto allo studio che garantisca aiuti ai bisognosi e ai meritevoli che non finanzi direttamente e indirettamente le scuole private eliminando anche una disparità che esiste tra le Regioni che sono in possesso di una Legge regionale adeguata (Toscana ed Emilia Romagna) e regioni che sono in possesso ma non sono adeguate (Veneto) e molte regioni che non ne hanno (Sicilia, Calabria, etc...).
Caro Ministro, sappiamo che lei è inesperiente e non è mai entrata in una scuola ma rifletta prima di parlare e dia i fondi necessari alle scuole italiane aumentando la qualità. Per ulteriori informazioni visitate il sito della Rete degli Studenti. http://www.retedeglistudenti.it

lunedì 14 luglio 2008

Gelmini: "Voto in condotta valga per la promozione"

ROMA - Il voto in condotta degli studenti potrebbe presto avere un ruolo determinante per la promozione. E' quanto sostiene il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. "E' incomprensibile - afferma il ministro - che non si valuti in alcun modo il comportamento dei ragazzi poiché anche la condotta ha la sua valenza ed il rispetto delle regole deve avere la giusta considerazione". Gli studenti sono già sul piede di guerra per questo ennesimo ritorno al passato e la Rete degli Studenti sponsorizza il sondaggio su www.repubblica.it per dire no al ritorno del voto in condotta valevole per la promozione.

La Gelmini punta al rigore e al rilancio dell'Invalsi, l'organo di valutazione nelle scuole. "Ho in mente - sottolinea - un progetto importante che presenterò nelle prossime settimane e che metta al centro il merito".

E per arginare il problema del turn-over dei docenti la Gelmini propone "incentivi per gli insegnanti che garantiscono la permanenza per un ciclo scolastico in una scuola". Per migliorare la formazione è necessario tornare a investire sui docenti e rivedere il sistema di reclutamento. L'insegnante dovrà essere valutato in base alla disponibilità a garantire la continuità, alla formazione permanente e al grado di apprendimento dei ragazzi.

Commentando ancora l'indagine di Bankitalia su docenti e scuola italiana, il ministro ha poi aggiunto:"Non penso che sia tanto un problema di anzianità, quanto di motivazioni: si è persa la percezione del ruolo dell'insegnante, della centralità della funzione educativa nella società".

Infine la Gelmini punta il dito sull'Università e sull'assetto del tre più due: "Il tempo ha dimostrato che non funziona. Molti sostengono che non è modificabile, ho fatto un approfondimento normativo e non è così".
Inoltre il decre
to fiscale varato dal Governo prevede grandi tagli di fondi e personale per la scuola. Ecco il vero volto delle politiche sull’istruzione: niente merito e niente qualità, la scuola, ancora una volta, è un capitolo da cui recuperare fondi per girarli su altre priorità. E a rimediarci è il nostro diritto al futuro…

La nostra preoccupazione è forte, ma non quanto la nostra contrarietà per le scelte che questo Governo sta cominciando a prendere rispetto alle priorità e alle emergenze.

Dopo tanti annunci sul merito e sulla qualità dell’istruzione, dopo tanta retorica sull’emergenza educativa, non abbiamo nemmeno dovuto aspettare la finanziaria per trovarci di fronte a enormi tagli ai fondi per la scuola, l’università e la ricerca.

E’ bastato infatti il decreto fiscale del 18 giugno per mettere fine alle nostre speranze rispetto all’investimento in qualità della scuola e diritto allo studio.

Ecco i principali punti contenuti nel decreto fiscale in materia di scuola:

- Tagli agli organici dei docenti: 100.000 posti in meno entro il 2011

- Precarizzazione del lavoro docente e fine delle speranze per i 300.000 precari in attesa di immissione in ruolo, con grave danno alla didattica

- Tagli agli organici del personale ATA: 43.000 posti in meno entro il 2011

- Taglio delle sperimentazioni, delle attività laboratoriali, delle ore di indirizzo per tecnici e professionali

- Sparizione del tempo pieno alle elementari, riorganizzazione didattica per le scuole primarie (forse un ritorno al maestro unico?)

- Tagli ai centri di educazione per gli adulti, ai corsi serali, fine del tentativo di dotare l’Italia di un sistema di apprendimento permanente.

Il risultato di queste misure dovrebbe portare a recuperare dalla scuola, solo per il 2009, 456 milioni di euro…Se ciò accadrà ci troveremo con le scuole in difficoltà ad aprire la mattina, a provvedere alla fornitura e alla pulizia dei locali, con professori più stressati e più precari.

L’unica misura almeno apparentemente volta a sostenere il diritto allo studio riguarda gli e-book, i libri di testo elettronici, che tutte le scuole dovrebbero adottare entro tre anni. Un’ipocrisia fatta e finita, in un Paese come il nostro in cui difficilmente le fasce deboli hanno accesso a un PC e in cui il rapporto studenti/ pc nelle scuole è fra i più bassi d’Europa. Si occupasse il Ministro Gelmini, invece, di far rispettare i tetti di spesa per la dotazione libraria!

Non possiamo comprendere il senso di questo provvedimento che appare difficilmente realizzabile in un contesto di partenza in cui alle scuole mancano risorse finanziarie e umane per rispondere ai propri compiti, in cui il diritto allo studio è già negato ogni giorno in Regioni nelle quali non abbiamo a disposizione una sola borsa di studio per i meno abbienti.

Non possiamo accettare questa scelta, perché ad essere compromesso è il nostro diritto allo studio, il nostro stesso diritto ad un futuro.


Quest'analisi sulla scuola del ministro Gelmini, mi fa molta paura sotto ogni punto di vista perchè sembra di far tornare indietro la scuola anche se l'idea di valutare gli insegnanti stuzzica per migliorare ma non parla di una legge quadro nazionale per il diritto allo studio oppure di abrogazione di "Buoni - Scuola" e fine dei finanziamenti diretti e indiretti alle scuole private.